SOLUZIONI SEMPLICI per un MONDO COMPLESSO

IL NOSTRO INTERESSE SONO I VOSTRI INTERESSI

1.9

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COMING & GOING 

Interessante articolo su Il Corriere della Sera di stamane, che dimostra come le politiche fiscali e industriali del nostro staterello siano costantemente all’opposto del sentimento popolare. Chi ha portato capitali all’estero ora desidera poterli riportare in Italia in modo legale per SPENDERLI/INVESTIRLI/FARE RIPARTIRE L’ECONOMIA.

Il caso Dolce & Gabbana docet. Per quanto Landini della FIOM (che di economia non capisce niente, crede che a lavorare siano solo gli operai …e che glia ltria siano tutti delinquenti) si ostini, uno stato che non attrae le imprese è uno stato miope, ottuso e ladro! QUI NON E’ QUESTIONE DI AVIDITA’ MA DI SAPERE PER COSA BATTERSI.

Supertassi le auto di lusso? Con lo scopo di aumentare le entrate fiscali? E infatti le vendite crollano! Non solo niente bollo, ma anche niente IVA, niente assicurazione, niente benzina, ecc.

E la tassa sui natanti?

CHI ODIA LA RICCHEZZA NON PREDICA LA REDISTRIBUZIONE DELLA STESSA MA UN FUTURO DI POVERTA’ PER TUTTI. E’ CHI AMA IL DENARO CHE VORREBBE CHE TUTTI NE AVESSERO DI PIU’ E NE SPENDESSERO DI PIU’.

Detto ciò, buona lettura:

Il traffico di valuta cambia verso – I soldi dalla Svizzera all’Italia

di Claudio Del Frate IL CORRIEDE DELLA SERA 28 MARZO 2014

 

COMO – Il bluff, di questi tempi, è andato male persino a un campione di poker professionista. Aveva detto alla Finanza di non avere valuta da dichiarare ma i militari gli hanno sequestrato una busta con 50 mila dollari. Ma prima e dopo Filippo Candio, cagliaritano, nome noto agli appassionati del tavolo verde, la stessa sorte è toccata anche ad altri passeurs in transito al valichi tra Italia e Svizzera che trasportavano soldi di nascosto. Otto sequestri nell’ultimo mese, un ritmo da record, con un sorprendente comune denominatore tra tutti gli episodi: il denaro non stava scappando dall’Italia ma faceva sempre il percorso opposto, dalla Svizzera al Belpaese.

La rotta del contrabbando di valuta vira di questi tempi di 180 gradi e percorre sentieri fino a poco tempo fa impensabili. Certo, i circa 750 mila euro che nel mese di marzo a Chiasso sono finiti nella rete dei controlli delle Fiamme Gialle rappresentano poca cosa: poca cosa rispetto ai tesori ancora oggi nascosti da correntisti italiani nei caveau delle banche elvetiche (la stima complessiva è di 160 – 180 miliardi) ma poca cosa anche rispetto al bilancio 2013 dei sequestri di valuta.

Gli espedienti a cui i clandestini della valuta stanno facendo ricorso per sfuggire ai controlli sono quelli più conosciuti. Il già citato giocatore di poker li teneva in una normalissima busta e ai finanzieri ha dichiarato che erano frutto di una vincita al gioco (in effetti il profilo facebook di Candio, nei giorni precedenti al sequestro annuncia la partecipazione a un torneo al Casinò di Campione) ma non è stato creduto. Per il resto la galleria dei personaggi pizzicati è piuttosto tradizionale: vi compaiono l’imprenditore veneto che al volante di una Jaguar passa il confine con 61.500 euro cuciti dentro la giacca, il consulente finanziario che ne aveva infilati 170 mila nell’imbottitura del sedile dell’auto, fino a quello che, fermato per un controllo a bordo di un treno, ha dovuto estrarre due rotoli di banconote dalle mutande.

L’ultimo episodio due giorni fa, ancora una volta su un treno, protagonista una donna ultraottantenne che aveva nella borsetta 60 mila franchi svizzeri. Il profilo generale è comunque quello di piccoli risparmiatori – compatibilmente con i numeri della finanza elvetica – generalmente lavoratori autonomi, magari assaliti dal panico per le sempre più insistenti voci di tassazione sui capitali italiani depositati all’estero.

«Non abbiamo intensificato i controlli negli ultimi giorni, i sequestri fanno parte della nostra normale attività di vigilanza al confine: e poiché quello di Chiasso, assieme alle frontiere aeroportuali di Malpensa e Fiumicino è tra quelli di maggior traffico in Italia, la nostra attenzione è sempre alta»: così il colonnello Marco Pelliccia, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Como, traccia il quadro della situazione. Che per essere completo ha bisogno di una precisazione: «Il transito di valuta verso la Svizzera non si è esaurito, capita però che gli importi si siano fatti più piccoli; e soprattutto, in tempi di crisi c’è chi tenta di riportare a casa del denaro. Ma a conti fatti i flussi in entrata e in uscita si equivalgono». Ma già questa è una novità nel panorama del fenomeno. Resta da chiarire un altro dettaglio: chi si presta di questi tempi ad attraversare il confine nascondendo dei soldi è l’intramontabile figura dello «spallone»?

«Se stiamo alla casistica di questi giorni – precisa il colonnello Pelliccia – direi di no: il ricorso allo spallone, che pretende una percentuale in cambio del rischio che corre, diventa conveniente se in gioco ci sono importi più alti, almeno dai 250 mila euro in su».

Vista dall’altra parte del confine, il flusso dei soldi che ritornano in Italia appare al momento piuttosto misterioso. «Il comportamento del mondo finanziario elvetico è mutato – ricorda Renè Chopard, direttore del centro di studi bancari di Vezia, alle porte di Lugano – e oggi gli istituti rifiutano denaro che non sia dichiarato al fisco dei paesi di origine». E’ la cosiddetta «strategia del denaro bianco» messa in atto dai colossi del credito svizzero, sulla scorta delle pressioni della comunità internazionale che minaccia di sanzionare Berna . «Ma anche volendo tener conto di questo fattore – prosegue Chopard – la fuga dei capitali verso l’Italia sarebbe priva di logica: sia il governo italiano che la piazza finanziaria svizzera hanno interesse a raggiungere un accordo sulla tassazione dei capitali senza che questi debbano muoversi. Ed è l’obiettivo al quale da anni stanno lavorando Roma e Berna: farsi prendere dal panico in questo momento sarebbe fuori luogo».

La questione dei capitali esportati, da tempo ormai indicata come una delle medicine per risanare i conti dello Stato, si gioca su due tavoli; per anni la Svizzera ha caldeggiato un accordo col governo italiano in base al quale il titolare del conto estero avrebbe dovuto pagare una robusta tassa ma avrebbe mantenuto l’anonimato e soprattutto il conto nei blindatissimi forzieri di Lugano o Zurigo. Ultimamente invece Roma sembra voler privilegiare la cosiddetta voluntary disclosure : senza attendere accordi internazionali, l’Italia cerca di convincere chi esportò capitali di nascosto a denunciarli volontariamente, concedendo in cambio un alleggerimento delle sanzioni fiscali e penali. Ma l’incertezza è ancora alta e nell’incertezza c’è chi si fa prendere dal panico.

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1.8

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L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA FINANZA 2.0

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QUESTA NON SARA’ una bolla solo perchè non farà neanche in tempo a gonfiarsi… nasce già scoppiata! Ma sul serio ci vogliono vendere la possibilità di venderci pubblicità futura? la schifezza che è diventato facebook non insegna nulla? ma tutte ste app e ste start-up sostanzialmente cosa producono?
queste sembrano solo seghe da investitori infoiati… finchè la carta straccia alla fine non arriverà ad un cassettista impreparato!
QUESTO NON È IL FUTURO
IL FUTURO È SEMPRE WARREN BUFFETT
IL FUTURO RIMANGONO BENI SOLIDI TANGIBILI, FONDAMENTALI E CASH FLOW!
ma con tutte le possibilità di allocare risparmio proprio sto ciarpame? e ZYNGA VE LA RICORDATE?

dall’on line de IL GIORNALE
26 Marzo 2014
Candy Crush, esordio choc in Borsa
La società che produce la popolare app debutta a Wall Street. Ma le cose non sono andate proprio come previsto…

Nonostante le protagoniste siano sempre le caramelle, quello di oggi è stato un amaro risveglio per Candy Crush. I titoli di King Digital Enternainment, la società che produce il popolare videogioco, hanno debuttato stamattina alla borsa di New York con una perdita nei primi minuti che è arrivata a toccare la quota di -15,2%.King ha aperto le contrattazioni a 20,50 dollari per azione, quando il prezzo di collocamento che era stato fissato ieri era 22,50 dollari: un dato che valuta la società a 7,1 miliardi di dollari. La popolare app di King – società al cui fatturato contribuisce per il 75% del totale – ha raccolto ben 97 milioni di utenti solo nell’ultimo mese. L’ad di King, l’italiano Riccardo Zacconi ha comunque cercato di tranquillizzare rispetto al tonfo di oggi sui mercati: “Non so cosa sia successo oggi, penso comunque che questo sia l’inizio di una maratona, è solo l’inizio”.

 

1.7

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Sofferenze, ispettori Bce nelle banche del Veneto

da “il mattino di Padova”.

OCCHIO ALLE VOSTRE SOLIDE BANCHE E OCCHIO A CIO’ CHE VI VENDERANNO PER RIPATRIMONIALIZZARSI… ALLA FINE E’ SEMPRE IL PARCO BUOI CHE PAGA. L’AVIDITA’ HA UN PREZZO….

Nel Veneto hanno bussato nella sede di Verona del Banco Popolare, negli uffici di Vicenza di Banca Popolare di Vicenza, nel quartier generale di Montebelluna di Veneto Banca. Un drappello di sei funzionari, accolti con cortesia dai direttori generali e salutati nel corso della giornata anche dai presidenti degli istituti. L’obiettivo della verifica è quello di valutare se il patrimonio delle banche italiane risponda ai criteri decisi dalla Banca centrale europea. All’appuntamento le tre banche venete arrivano con indici di patrimonializzazione molto diversi: il Core Tier 1 di Banco Popolare è del 10,5, quello della Popolare di Vicenza è pari al 9%, a Montebelluna del 7 per cento. Tutte e tre le banche hanno varato una serie di azioni a potenziamento del patrimonio: Banco Popolare, che ha chiuso il bilancio 2013 con 600 milioni di euro, ha lanciato un aumento di capitale da 1,5 miliardi necessario a rafforzare il patrimonio; Vicenza, che chiuderà il bilancio quasi in linea con l’anno scorso, ha lanciato due diversi aumenti per un miliardo di euro complessivo; Montebelluna ha annunciato un aumento di capitale da 500 milioni di euro, il bilancio dovrebbe essere vicino al pareggio. Il lavoro degli ispettori della Vigilanza europea si articolerà principalmente in due fasi. Una prima, compiuta attraverso una serie di verifiche a campione, analizzerà l’omogeneità dei criteri di valutazione degli attivi; una seconda fase, immediatamente successiva, esaminerà i crediti deteriorati, autentica croce di tutte le banche italiane. Per ogni istituto sono previste verifiche su circa 1250 posizioni individuali. Al termine delle due fasi, gli ispettori forniranno una pagella di patrimonializzazione «certificando» il dato per ciascun banca, con criteri omogei. La verifica sarà accompagnata dal lavoro di una primaria società di revisione contabile, naturalmente diversa per ciascuna banca rispetto al revisore contabile sotto contratto. A conclusione di questa seconda fase i cosiddetti «stress test» simuleranno una crisi di sistema importante e valuteranno le conseguenze sull’attivo patrimoniale di uno stress finanziario. Proprio il livello di crediti deteriorati è la variabile più preoccupante per gli istituti bancari del Veneto. Il Banco Popolare guidato da Carlo Fratta Pasini ha ricevuto in eredità le sofferenze del crac Italease e sta cercando di cedere un portafoglio di qualche miliardo di crediti problematici. É una delle prime tre banche d’Italia per crediti deteriorati rispetto al monte dei crediti totali, dopo Mps e prima di Unicredit. Banca Popolare di Vicenza avrebbe in pancia circa 700 milioni di crediti deteriorati. Veneto Banca sta completando un’operazione di cessione di crediti per 250 milioni di euro. Gli ispettori della Bce completeranno il loro lavoro entro il mese di agosto. A ottobre è previsto il rating individuale delle banche italiane: ecco perché tutti stanno cercando di correre ai ripari. Ma entro l’autunno si vedrà anche come stanno le banche italiane rispetto agli altri istituti europei.

1.6

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PATATINE BLU

 

Non serve neppure commentare. La rotta che sta prendendo il nostro paese è evidente nella notizia  che Moncler si prepara al debutto sul principale listino milanese. Il 24 marzo il Ftse mib infatti dirà addio a Ansaldo Sts. Il produttore di piumini è sbarcato alla borsa di Milano  a dicembre 2013, ed a soli tre mesi della quotazione farà il salto di qualità per passare tra le Blue Chips al posto della società attiva nelle infrastrutture ferroviarie.

L’industria pesante viene messa da parte in questo stato indolente…ma quanto fa figo girare col piumino?

Per inciso…il titolo Moncler è stabile sul prezzo di collocamento… e già questo è un miracolo, avrei previsto vendite repentine dei collocatori ladruncoli.

Ricordatevi che i fondamentali ancora contano negli investimenti anche se lo Stato lascia che i nostri li produca la Grande Germania.

 

1.5

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LA GRANDE IPOCRISIA

 

LUNEDI’ SERA SU RAI 3 HANNO MANDATO IN ONDA UNA OTTIMA INDAGINE SULLO STATO DELLA FINANZA E DELLE BANCHE POST CRACK LEHMAN BROTHERS.

EBBENE, E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI CHE IL SISTEMA FINANZIARIO SIA IN SUPERFICIE SEMPRE PIU’ FLORIDO, TUTTI INFATTI ABBIAMO BENEFICIATO ALMENO DI 3 ANNI DI CRESCITA BORSISTICA MONDIALE E SE ABBIAMO AVUTO ADVISOR ALL’ALTEZZA ABBIAMO GIà DAL 2010 DIMENTICATO IL CROLLO DEL 2008 E MESSO PARECCHIO FIENO IN CASCINA.

MALGRADO IL TAGLIO SINISTROIDE DEL PROGRAMMA DOBBIAMO QUINDI DIRE CHE LE BANCHE DI INVESTIMENTO HANNO FATTO IL LORO LAVORO, FACENDO GUADAGNARE I LORO CLIENTI ED I LORO INVESTITORI. E’ PER QUESTO CHE LE PAGHIAMO.

QUINDI I PUNTI DOLENTI DEL SISTEMA BANCARIO SONO ALTRI.

MI PREME ORA PERO’ PUNTARE IL DITO SU QUEL COLLEGA DIPENDENTE DI UN NOTO ISTITUTO DI CREDITO VENETO (PERALTRO SPONSOR DELLA GRANDE BELLEZZA) CHE SI VANTA DI ESSERE UN PRIVATE BANKER (SPECIALIZZATO  QUINDI IN Higher Net Wealthy People) CHE SI LAMENTA PUBBLICAMENTE SU FACEBOOK DELLA POTENZA DI BLACKROCK (IL PIU’ GRANDE GESTORE DEL MONDO) CON TONI DA CROCIATO DELLA POVERA GENTE. MA QUINDI QUESTA FANTOMATICA CONSULENZA DI ALTA GAMMA CON COSA LA FA? CON LE AZIONI ED OBBLIGAZIONI DEL SUO ISTITUTO CHE PERALTRO SI DEVE A BREVE RICAPITALIZZARE?

E’ L’IPOCRISIA GALOPPANTE DI CHI HA IL SEDERE AL CALDO PERCHè LO STIPENDIO GLI ARRIVA OGNI MESE E CHE SPACCIA PER SERVIZI DI ALTO LIVELLO IL CONSUETO MALCOSTUME COMMERCIALE DEGLI ISTITUTI DI CREDITO. MALCOSTUME DEL QUALE LA SECONDA PARTE DEL PROGRAMMA “PRESA DIRETTA” SU RAI3 DA’ AMPIO RISCONTRO.

IN PARTICOLARE TERRORIZZANTI DEVONO ESSERE LE SITUAZIONI DI MONTEPASCHI, CHE HA DEVASTATO LA GIA’ QUALITATIVAMENTE CARENTE ANTONVENETA E QUELLA DI CARIFE.

IN PARTICOLARE E QUI PARLO PER CONOSCENZA DIRETTA, LA BANCA FERRARESE HA PIAZZATO TONNELLATE DI BOND (NON QUOTATI SUL MERCATO LIBERO) ED AZIONI ALLA SUA CLIENTELA. SI IPOTIZZA IN UN MOMENTO IN CUI LA DIRIGENZA ERA GIA’ CONSCIA DEL DISSESTO PROVOCATO DALL’EROGAZIONE DI CREDITI FACILI AGLI AMICI DEGLI AMICI.

IN TV UN DISTINTO SIGNORE DI ELEVATA CULTURA SI LAMENTAVA DI ESSERE STATO CHIAMATO A FARE QUESTI ECCELLENTI INVESTIMENTI DATI PER SICURI DAL DIRETTORE DI FILIALE. CARISSIMO SIGNORE MA DOVE STA SCRITTO CHE LE BANCHE SIANO SUE AMICHE? PERCHE’ NON SI E’ POSTO IL DUBBIO CHE INVESTIRE TUTTO IL CAPITALE CON UN SINGOLO EMITTENTE FORSE NON SIA LA SCELTA MIGLIORE, ALDILA’ DELLA INCOMPETENZA E FORSE DELLA TRUFFALDINITA’ DI CERTI DIRIGENTI?

DETTO INOLTRE CHE LA CARIFE PARE SALTI PER UN BUCO DI 25 MILIONI DI EURO, IL DOPPIO DEL VALORE DI MATRI, META’ DEL VALORE DI POGBA’, UN QUARTO DEL VALORE DI BALE E L’EQUIVALENTE DELLO STIPENDIO ANNUO DI IBRAHIMOVICH E CAVANI, C’E’ DI CHE PREOCCUPARSI DELLO STATO DELLE NOSTRE BANCHE LOCALI. 

ALTRO CHE BANCA ETICA E BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO!

MEDITATE GENTE E PENSATE CHE LA GESTIONE DEL RISPARMIO VA FATTA DA PERSONE PREPARATE E NON DAGLI STESSI CHE CON I VOSTRI RISPARMI FANNO IMPIEGHI.

LA GESTIONE DEL RISPARMIO FATELA FARE AI MIGLIORI ANCHE SE SIETE DI SINISTRA, PERCHE’ LA BENEFICENZA E LA REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA E’ UNA VOSTRA SCELTA PERSONALE E NON UNA DECISIONE CHE PRENDE PER VOI IL DIRETTORE DI FILIALE.

CHE POI L’ACCESSO AL CREDITO SIA DIFFICOLTOSO, I MUTUI DIFFICILI DA OTTENERE E LE BANCHE CHIUDANO I FIDI, TUTTO CIO’ NON HA NULLA A CHE VEDERE CON GLI INVESTIMENTI. 

SONO DUE ATTIVITA’ DIVERSE E DIVERSI SONO I PROFESSIONISTI CHE LE FANNO.

MA CHI NASCE BANCARIO NON PUO’ MORIRE QUADRATO.

E CHI NON AMA IL DENARO DIFFICILMENTE OPERERA’ PER FARVENE GUADAGNARE IL MASSIMO POSSIBILE COL VOSTRO PROFILO.

MEDITATE GENTE, MEDITATE ED EVITATE GLI IPOCRITI E GLI AMICONI.

 

 

1.4

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LA GRANDE INCERTEZZA

 

Sorrentino ha vinto l’Oscar. Ciò ci riempie di ammirazione, ma non purtroppo di orgoglio, l’immagine che dà del nostro paese è desolante e vuota. Non si può essere orgogliosi di questa Italia.

 

La retorica sul film si è già scatenata ed a chi salta con corsa fantozziana sul carro del vincitore si è affiancata una critica ottusa sui contenuti del film. Ci sta che per come è stato strutturato, costruito e girato, non sia un prodotto per tutte le stagioni ma necessiti di sensibilità che tanto più educate sono tanto più permettono di amare questa pellicola.

 

La storia è una piccola storia di grandi delusioni e sconfitte, in una piccola Italietta che pur essendo capitale in realtà si dimostra provinciale. Ma circondata da una “grande, grandissima, immensa bellezza” che permette quindi di ritrovare quella serenità e quell’equilibrio che il nostro pazzo paese, per come si trascina stanco ma complicato nei suoi rantoli di un passato emergente, sembra tragicamente impossibile possa concedere.

 

I critici puntano l’indice su una immagine della nazione inetta, indolente, decadente, delusa, senza speranza. Un paese che ha già dato il meglio di sè e che quindi schiaccia ogni velleità di grandezza, ma premia i furbetti, i trafficoni, gli artificiosi.

 

Un’Italia vivace finchè la torta era talmente grande che anche le briciole permettevano a tutti di crescere, un’Italia che di fronte a vincoli, regole, rigidità e pulizia di teutonica emanazione e di fronte ad una involuzione planetaria, non riesce a dare il colpo di reni.

 

Siamo una società decadente. Siamo una società senza speranza in cui ci si getta dal decimo piano, ci si impicca nel capannone, si taglia il necessario per la povera gente e si mantiene il superfluo per la moltitudine dei nostri politici.

 

E poi scopri che anche il passato cade a pezzi come i muri di Pompei.

 

E’ necessario ricominciare da capo, smetterla di passare le serate a bere spritz e lavorare un’ora in più, insegnare ai nostri figli il sacrificio, l’impegno e la necessaria tensione all’eccellenza perchè la concorrenza è enorme, inclemente ed impietosa.

 

E’ necessario rispondere all’incertezza che ci viene dalla politica e dall’economia con una maggiore cultura.

Anche finanziaria. Che perlomeno i nostri risparmi siano al sicuro.  

1.3

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FOCUS SULLA VOLUNTARY DISCLOSURE…

…QUESTA VOLTA PARE CHE L’ANONIMATO ED IL SEGRETO BANCARIO ABBIANO LE ORE CONTATE.

VALE LA PENA DI APPROFITTARNE VISTO IL BISOGNO DI DENARO CHE HANNO I PAESI OCCIDENTALI? COME PER OGNI COSA ALCUNI AVRANNO CONVENIENZA A DICHIARARE LE ATTIVITA’ ESTERE ED ALTRI PREFERIRANNO MANTENERLE OCCULTE.

PARLARNE CON I PROPRI CONSULENTI PER CHIARIRSI LE IDEE E’ MEGLIO, MA E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI L’ACCANIMENTO DI AGENZIA DELLE ENTRATE E GUIARDIA DI FINANZA VERSO EVASORI E PRESUNTI TALI…

…PER ME VALE L’ASSUNTO CHE SE CI SI PUO’ PERMETTERE DI DORMIRE SERENAMENTE LA NOTTE FORSE E’ MEGLIO APPRIOFITTARNE.

1.2 XMAS issue

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NATALE BROCH

 

CON I NOSTRI MIGLIORI AUGURI ED UN PICCOLO PENSIERO PER TRASCORRERE QUALCHE MINUTO LIETO IN COMPAGNIA DELL’ALMANACCO CANXLAIA 2013 DA SCARICARE CLICCANDO SULLE IMMAGINI.

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Buone Feste!

1.1

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LA CRISI E (è) IL MATTONE

Non mi risulta, allo stato attuale, che qualche illuminato giornalista o chiarissimo economista abbia fatto l’analisi che sto per sottoporvi. Potrei sbagliarmi ma temo che, siccome i dati storici tali sono e pure incontestabili, si tratti di sindrome dello struzzo italico e di piaggeria.

Siccome io posso pure essere stronzo, ma sicuramente non struzzo e tra l’imprenditoria avanguardista triveneta ci sono cresciuto, mi permetto di evidenziare quanto segue.

L’altro giorno mi è capitata tra le mani una rivista di una ventina (o poco più) di anni fa. Ebbene, mi è saltato all’occhio come la stragrande maggioranza delle imprese nominate oramai non esistano più o siano state cedute a multinazionali straniere.

La mancanza di lungimiranza, ma sarebbe più giusto dire l’ottusità e la miopia, della classe dirigente (politica ed economica) nostrana emerge oggi in tutta la sua evidenza.

Le aziende straniere si sono impegnate in acquisizioni per raggiungere dimensioni internazionali, intravedendo e programmando il loro futuro insieme al futuro dell’economia occidentale.

Gli imprenditori di prima generazione che hanno reso grande l’Italia del dopoguerra e del boom, sono stati scalzati da figli viziati ed inetti che hanno ceduto tutto con il miraggio di vivere letteralmente di rendita reinvestendo i proventi industriali essenzialmente in progetti di natura immobiliare.

Che l’investimento e lo sviluppo immobiliare sia una nobile attività è fuor di dubbio. A Londra per esempio i più famosi Lord negli ultimi secoli hanno eseguito piani di sviluppo urbanistico che hanno prodotto i meravigliosi quartieri che noi ci godiamo in passeggiate turistiche estenuanti. Da noi si è prodotta una accozzaglia caotica di capannoni, villette a schiera, torri hollywoodiane in mezzo alla campagna e lottizzazioni degne di venire punite dal miglior Di Pietro.

Quindi abbiamo ceduto la leadership nel settore dei bianchi, dell’elettronica commerciale, dell’alimentazione ed abbiamo puntato tutto su speculazioni edilizie da furbetti del quartierino con annessa distrazione di capitali italici verso lidi oltrefrontalieri a scopo evasivo, elusivo e amenità varie.

Ford voleva vendere le auto prima di tutto ad i suoi operai, ma ora dopo decenni di costruzioni sguaiate a chi li vogliono vendere i loro capannoni? e gli appartamenti con la domotica? ed i negozi in posizione semicentrale pressochè periferica?

Se le redini della produzione industriale le lasci alla direzione straniera, nel momento in cui il mercato flette, questi istruiti e preparati e onesti e lungimiranti dirigenti franco-sassoni-teutonici non potranno fare altro che gettare a mare l’industria italiana per riportare la produzione nella loro patria, cui sola debbono rispetto e fedeltà.

A noi lasceranno macerie e disoccupazione.

I disoccupati sicuramente non comprano una casa nuova ai figli, i precari non vanno manco in affitto, i giovani se ne stanno con mammà.

TUTTO CIO’ PER DIRE CHE UNA VISION DI BREVE TERMINE NON PUO’ CHE ESSERE PARZIALE ED INEFFICACE E CHE MALGRADO NOI SI ABBIA UNA CLASSE DIRIGENTE DI CIALTRONI, PERLOMENO PER I NOSTRI RISPARMI E PER LA NOSTRA ATTIVITA’ POSSIAMO RIVOLGERCI A PROFESSIONISTI CHE CI SPINGANO A FOCALIZZARE I NOSTRI INVESTIMENTI NON SOLO SU ORIZZONTI DI BREVE TERMINE MA ANCHE SUL LUNGO.

C’E’ SERIAMENTE IL RISCHIO DI SOPRAVVIVERE TROPPO RISPETTO AI NOSTRI RISPARMI E QUINDI OCCHIO ALLA PREVIDENZA;

C’E’ IL RISCHIO DI NON PROGRAMMARE LA SUCCESSIONE SIA DEI NOSTRI BENI CHE DELLA NOSTRA ATTIVITA’.

CIO’ CHE PRODUCIAMO E’ CIO’ CHE LASCIAMO AI POSTERI.

VEDIAMO ALMENO DI CONSERVARLO SE PROPRIO NON RIUSCIAMO AD ACCRESCERLO.

SERVE GENTE PREPARATA, PREVIDENTE E CHE SAPPIA PIANIFICARE.

E così magari poi ci compreremo tutti la casa al mare e l’IMU rimarrà un brutto ricordo ed uno spauracchio per i nostri nipoti!

1.0

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BRITISH PRIDE, ITALIAN PREJUDICE

Vengo da un week-end lungo a Londra.

Mancavo dalla capitale Britannica da una decina d’anni. Mi è sembrata cambiata. Vediamo di trarne qualche considerazione e spunto professionale.

Si pensa che Londra sia lo specchio della Gran Bretagna. Non lo è. Non più di quanto sarebbero rappresentative dell’italianità le città di Milano, Roma o Napoli singolarmente prese. La visione sarebbe ed in effetti è parziale. Se così  non fosse, non potrei trasmettere il senso di cambiamento e di eurepeizzazione della città e della gente che la abita che mi ha pervaso durante la breve visita. L’impressione è di una città opulenta, sicura, vivace e lontana anni luce dalla piccolezza della realtà italiana in crisi. Nuove costruzioni, nuove idee, opportunità ed una strategia volta ad attirare capitali, sia finanziari che umani. Il contrario di ciò che avviene nella nostra amata Patria, che i nostri alti papaveri fanno di tutto per renderci odiosa e disgraziata e per invogliarci a lasciarla.

Se è vero che oramai anche i londinesi attraversano col rosso e paiono meno inclini a stare in fila ordinata, è anche vero che nei parchi non c’è una foglia fuori posto, che le auto che girano e che usualmente rimangono parcheggiate al sicuro lungo le strade anche di notte, sono per la maggior parte di grossa cilindrata (molto molto grossa); che in centro c’è un via vai di sportivi in tenuta supertecnica che girano in bici o fanno running, che il sushi è fuori moda e finalmente si trova del buon ramen; che gli inglesi si lamentano dei loro politici e dei loro emolumenti (di gran lunga inferiori a quelli dei corrispettivi italiani) ma che alla House of Parliament il velluto del trono reale è liso e la pelle degli scranni dei deputati è screpolata, mentre da noi periodicamente si rifà a suon di milioni l’arredamento delle Camere; che le porzioni di fish&chips sono più abbondanti e più costose e la birra sempre della stessa misura ma solo più costosa e che i britannici amano di più le lager estere (persino italiane) delle ales locali.

E’ pure vero che domenica alla messa cantata in Westminster Abbey, il decano dal pulpito e con sfoggio di erudizione che raramente mi è capitato di sentire in una messa italica (e non perché questa era in inglese) ha fatto una disanima lucida della visione socialista e cristiana del lavoro e del problema della disoccupazione giovanile e che d’altro canto il sindaco di Londra Boris Johnson sui giornali l’altro giorno ha detto di benedire i ricchi che a Londra spendono e spandono, perché creano lavoro e perché con lo 0,1% della popolazione britannica contribuiscono al 14% delle tasse.

Ecco allora che da questa serrata elencazione di fatti, immagini e percezioni possiamo trarre alcune considerazioni:

  • Un grande passato crea una grande tradizione e questa genera orgoglio e senso di appartenenza.
  • Se un popolo è unito e orgoglioso ha anche la forza per guardare oltre e programmare un futuro altrettanto florido e degno.
  • Se si attraggono capitali sia umani che finanziari, quale che sia il modo e quale che sia il settore, ci si garantisce crescita e futuro.

Adesso confrontiamo queste poche righe con la realtà italiana, tenendo anche a mente che Nnello stesso periodo in cui oltremanica la discussione verteva sulla tragedia delle inondazioni in Vietnam e sugli aiuti da portare, con i ministri competenti in tv a metterci la faccia, da noi si ballava tra la Cancellieri amica dei potenti e Alfano nemico del potente, con Renzi e la sua dentatura equina equidistante da tutto e da tutti.

Così non solo non si cresce ma non si va da nessuna parte, mentre fuori c’è un mondo con idee chiare, che sa che nei momenti difficili gli sforzi vanno concentrati e con teste pensanti che sanno dove concentrarli.

Quindi, lezione del giorno:

Siate orgogliosi di voi stessi e ottimisti, perché sennò è finita, ma abbiate le idee chiare e non sperperate le energie in mille rivoli.

Per quanto riguarda i vostri risparmi vale lo stesso. Individuate delle priorità e non fatevi abbindolare da idee astruse o scollegate dalla realtà e soprattutto non fatevi blandire da promesse di viscidi venditori di spazzole finanziarie, scegliete qualcuno che non  sembri sapere ciò che dice…me che sappia ciò che fa.

E tenete d’occhio le commodities… alla Cina pare interessi lo zinco.

NUFF’ SAID. CHEERS.

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