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di Andrea Sartori

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LA CRISI E (è) IL MATTONE

Non mi risulta, allo stato attuale, che qualche illuminato giornalista o chiarissimo economista abbia fatto l’analisi che sto per sottoporvi. Potrei sbagliarmi ma temo che, siccome i dati storici tali sono e pure incontestabili, si tratti di sindrome dello struzzo italico e di piaggeria.

Siccome io posso pure essere stronzo, ma sicuramente non struzzo e tra l’imprenditoria avanguardista triveneta ci sono cresciuto, mi permetto di evidenziare quanto segue.

L’altro giorno mi è capitata tra le mani una rivista di una ventina (o poco più) di anni fa. Ebbene, mi è saltato all’occhio come la stragrande maggioranza delle imprese nominate oramai non esistano più o siano state cedute a multinazionali straniere.

La mancanza di lungimiranza, ma sarebbe più giusto dire l’ottusità e la miopia, della classe dirigente (politica ed economica) nostrana emerge oggi in tutta la sua evidenza.

Le aziende straniere si sono impegnate in acquisizioni per raggiungere dimensioni internazionali, intravedendo e programmando il loro futuro insieme al futuro dell’economia occidentale.

Gli imprenditori di prima generazione che hanno reso grande l’Italia del dopoguerra e del boom, sono stati scalzati da figli viziati ed inetti che hanno ceduto tutto con il miraggio di vivere letteralmente di rendita reinvestendo i proventi industriali essenzialmente in progetti di natura immobiliare.

Che l’investimento e lo sviluppo immobiliare sia una nobile attività è fuor di dubbio. A Londra per esempio i più famosi Lord negli ultimi secoli hanno eseguito piani di sviluppo urbanistico che hanno prodotto i meravigliosi quartieri che noi ci godiamo in passeggiate turistiche estenuanti. Da noi si è prodotta una accozzaglia caotica di capannoni, villette a schiera, torri hollywoodiane in mezzo alla campagna e lottizzazioni degne di venire punite dal miglior Di Pietro.

Quindi abbiamo ceduto la leadership nel settore dei bianchi, dell’elettronica commerciale, dell’alimentazione ed abbiamo puntato tutto su speculazioni edilizie da furbetti del quartierino con annessa distrazione di capitali italici verso lidi oltrefrontalieri a scopo evasivo, elusivo e amenità varie.

Ford voleva vendere le auto prima di tutto ad i suoi operai, ma ora dopo decenni di costruzioni sguaiate a chi li vogliono vendere i loro capannoni? e gli appartamenti con la domotica? ed i negozi in posizione semicentrale pressochè periferica?

Se le redini della produzione industriale le lasci alla direzione straniera, nel momento in cui il mercato flette, questi istruiti e preparati e onesti e lungimiranti dirigenti franco-sassoni-teutonici non potranno fare altro che gettare a mare l’industria italiana per riportare la produzione nella loro patria, cui sola debbono rispetto e fedeltà.

A noi lasceranno macerie e disoccupazione.

I disoccupati sicuramente non comprano una casa nuova ai figli, i precari non vanno manco in affitto, i giovani se ne stanno con mammà.

TUTTO CIO’ PER DIRE CHE UNA VISION DI BREVE TERMINE NON PUO’ CHE ESSERE PARZIALE ED INEFFICACE E CHE MALGRADO NOI SI ABBIA UNA CLASSE DIRIGENTE DI CIALTRONI, PERLOMENO PER I NOSTRI RISPARMI E PER LA NOSTRA ATTIVITA’ POSSIAMO RIVOLGERCI A PROFESSIONISTI CHE CI SPINGANO A FOCALIZZARE I NOSTRI INVESTIMENTI NON SOLO SU ORIZZONTI DI BREVE TERMINE MA ANCHE SUL LUNGO.

C’E’ SERIAMENTE IL RISCHIO DI SOPRAVVIVERE TROPPO RISPETTO AI NOSTRI RISPARMI E QUINDI OCCHIO ALLA PREVIDENZA;

C’E’ IL RISCHIO DI NON PROGRAMMARE LA SUCCESSIONE SIA DEI NOSTRI BENI CHE DELLA NOSTRA ATTIVITA’.

CIO’ CHE PRODUCIAMO E’ CIO’ CHE LASCIAMO AI POSTERI.

VEDIAMO ALMENO DI CONSERVARLO SE PROPRIO NON RIUSCIAMO AD ACCRESCERLO.

SERVE GENTE PREPARATA, PREVIDENTE E CHE SAPPIA PIANIFICARE.

E così magari poi ci compreremo tutti la casa al mare e l’IMU rimarrà un brutto ricordo ed uno spauracchio per i nostri nipoti!

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